La silimarina è una miscela di composti antiossidanti, caratterizzata da 6 favolignani e 2 favonoidi, che si trova in diverse piante, soprattutto nei semi di cardo mariano.

Le proprietà benefiche ed epatoprotettrici di questo composto attirarono l’attenzione già negli anni 80. In una ricerca del 1988 infatti, un preparato di silimarina venne somministrato per 40 giorni a 180 pazienti con epatite cronica persistente, epatite cronica attiva e cirrosi epatica. I risultati mostrarono effetti favorevoli simili a quelli ottenuti con altri preparati prodotti da industrie farmaceutiche.

Il composto maggiormente presente e bioattivo nella silimarina è la silibina.

Ricerche attuali hanno individuato la sibilina come nutraceutico utile al trattamento della steatosi epatica non alcolica (NAFLD) in quanto ne accelera il miglioramento o, perlomeno, ne rallenta l’evoluzione.

La silibina ha un azione epatoprotettiva grazie ad un insieme di meccanismi biochimici:

  • antiossidanti. La silibina agisce come spazzino di radicali liberi; inibisce la perossidazione lipidica ed aumenta la generazione dell’enzima antiossidante glutatione nel fegato, attraverso un aumento della disponibilità di cisteina, il substrato necessario per la sua biosintesi.
  • anti-fibrotici. Sia in vitro che in modelli animali la silibina ha dimostrato di inibire la produzione di pro-collagene, indotta dai mio-fibroblasti che sono responsabili della deposizione di fibre collagene che portano alla cirrosi epatica.
  • antiinfammatori. La silibina inibisce l’induzione di alcune citochine proinfiammatorie disattivando i segnali derivati dall’attivazione del fattore nucleare NF-кβ.
  • endocrino-metabolici. In un modello di ratto affetto da NFLD, la silibina ha migliorato la resistenza insulinica e ridotto l’accumulo di grasso viscerale.

In uno studio clinico in doppio cieco, condotto su 180 pazienti con diagnosi di NAFLD o NASH, è stato osservato che la somministrazione di un complesso di silibina + vitamina E+ fosfolipidi complessi per 12 mesi è stato in grado di migliorare i livelli di transaminasi, di gamma-glutaril transferasi e il grado di steatosi epatica. Allo stesso tempo si è assistito ad miglioramento della glicemia a digiuno, dell’insulinemia basale e dell’indice di insulino resistenza. Questo dato è in linea con una meta-analisi di 8 studi clinici controllati che ha coinvolto 587 pazienti.

Per il massimo beneficio, la silimarina deve esser iniziata al più presto nei pazienti con malattia del fegato grasso, quando il potenziale rigenerativo del fegato è ancora elevato. Inoltre, il trattamente deve essere costante e continuativo.

Come usare i semi di cardo mariano?
Consiglio di bollirne un cucchiaio per 15 minuti in circa 250ml di acqua, spegnere il fuoco e lasciar riposare per 10 minuti.
In alternativa potete tritare i semi e lasciarli in infusione in una tazza di acqua bollente per 10-15 minuti.

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FONTI

Zhong S, Fan Y, Yan Q, et al. The therapeutic effect of silymarin in the treatment of nonalcoholic fatty disease: A meta-analysis (PRISMA) of randomized control trials. Medicine (Baltimore). 2017;96(49):9061

Salomone F, Godos J, Zelber-Sagi S. Natural antioxidants for nonalcoholic fatty liver disease: molecular targets and clinical perspectives. Liver Int. 2016;36(1):5‐20.

Tănăsescu, C., et al. “Use of the Romanian product Silimarina in the treatment of chronic liver diseases.” Medecine interne 26.4 (1988): 311-322.

Ramalho, Alyne Cerqueira, et al. “Silimarina e distúrbios hepáticos: uma revisão da literatura.” Research, Society and Development 12.3 (2023).

P.Levantino, La silimarina come supporto nel fegato grasso

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