Il magnesio è un elettrolita molto importante per il nostro organismo. Ha, infatti, un ruolo chiave nella sintesi di acidi nucleici e proteine, nell’attività di numerosi enzimi ed è fondamentale nella contrattilità neuromuscolare così come per la generazione del potenziale d’azione cardiaco. Carenze di questo elettrolita comportano una serie di conseguenze, ecco perché non dovrebbe mai mancare nella nostra dieta.

Magnesio e funzione renale.
Alcuni studi riportano che l’ipomagnesemia (una concentrazione di magnesio nel sangue inferiore alla norma) sia associata ad un’aumentata incidenza di insufficienza renale cronica specie nei pazienti diabetici. Tuttavia, non sono ancora del tutto chiari e sono soggetto di studio i meccanismi alla base di questa associazione.

Magnesio e infiammazione.
Studi condotti sull’animale e sull’uomo hanno riportato che l’ipomagnesemia promuove lo stress ossidativo nelle cellule endoteliali (che rivestono l’interno dei vasi sanguigni, linfatici e del cuore) incrementando la produzione delle specie reattive dell’ossigeno (ROS) e la citotossicità.
In presenza di ipomagnesemia, l’endotelio evolve in uno stato di permanente infiammazione incrementando la trascrizione genica di citochine proinfiammatorie. La carenza di magnesio può contribuire a sviluppare uno stato di infiammazione sistemica cronica. Livelli di magnesio nella norma invece sono associati ad un’inibizione dell’infiammazione; la sua integrazione si traduce in un miglioramento del profilo lipidico, riduzione dei radicali liberi dell’ossigeno e miglioramento della funzione endoteliale.

Magnesio e metabolismo osseo.
Il magnesio presente sulla superficie dell’osso viene continuamente scambiato con quello
presente nel sangue; esso incrementa la solubilità degli ioni fosforo e della idrossiapatite di calcio e stimola la proliferazione degli osteoblasti (cellule specializzate nella produzione di tessuto osseo).
L’ipomagnesemia, si traduce in una riduzione dell’attività degli osteoblasti e nella produzione di citochine proinfiammatorie che favoriscono il riassorbimento osseo da parte degli osteoclasti.
Tutti questi effetti sono palesati dalla riduzione dei valori di paratormone e di vitamina D. Di conseguenza, nei pazienti con deficit di magnesio, l’alterata secrezione di PTH rappresenta il fattore primario per la determinazione dell’ipocalcemia.

Magnesio e funzioni cerebrali.
Il magnesio sembra svolgere un ruolo essenziale anche per il mantenimento delle normali funzioni cerebrali. La sua carenza può presentarsi associata a diversi disturbi neurologici quali emicrania, depressione, epilessia e malattie neurodegenerative. Il magnesio neuronale gioca, infatti, un ruolo centrale nella regolazione delle sinapsi eccitatorie; in presenza di ipomagnesemia si ha una minore attivazione dei recettori inibitori con conseguente ipereccitabilità neuronale.
Nella malattia di Parkinson è stata rilevata una riduzione dei livelli di magnesio a livello della corteccia, nella sostanza bianca e nei gangli della base e un miglioramento dei sintomi neurologici dopo la supplementazione di magnesio.

Magnesio ed emicrania.
Da recenti studi l’emicrania è stata collegata a bassi livelli di magnesio nel siero e nel liquido cerebrospinale; i pazienti con un aumento di eccitabilità neuronale a causa della bassa concentrazione di magnesio nel liquido cerebro spianale sono più suscettibili agli attacchi di emicrania. Le prime notizie di somministrazione di magnesio ai pazienti con emicrania risalgono agli anni ‘60, da allora l’uso del magnesio per il trattamento dell’emicrania è andato lentamente affermandosi ma l’efficacia del trattamento con magnesio è ancora fonte di dibattito.

Magnesio e depressione.
L’uso del magnesio per la cura della depressione invece è noto dal 1921.
Molti studi hanno suggerito che il magnesio può alleviare la depressione, bloccando il recettore NMDA (N-Metil-D-Aspartato) la cui disfunzione è un importante fattore causale nella depressione. In una recente meta-analisi, in cui è stata valutata l’associazione tra depressione e ipomagnesemia, il rischio di depressione nei pazienti con ipomagnesemia era significativamente aumentato. Risultano, però, necessari ulteriori studi per valutare i benefici del trattamento dell’ipomagnesemia nei pazienti con depressione.

Magnesio e polmoni.
Il ruolo del magnesio si esplica anche a livello polmonare poichè sembra avere un’azione vasodilatatoria e broncodilatatoria. Il magnesio ha una potente azione antiinfiammatoria a livello polmonare, cerebrale e intestinale. Questo ione sembra, infatti, ridurre l’infiammazione delle vie aeree che caratterizza severe patologie quali la fibrosi cistica. Il meccanismo non è ancora del tutto chiaro ma sembra essere correlato col minore rilascio di istamina e acetilcolina.

Magnesio e funzioni cardiache.
Il magnesio gioca un ruolo importante anche a livello cardiaco in quanto influenza il metabolismo miocardico, l’omeostasi del calcio, il tono e le resistenze vascolari periferiche. La carenza di magnesio è stata associata ad un aumentato rischio di coronaropatia e arteriosclerosi. Questo elettrolita regola infatti l’attività dei canali ionici nelle cellule cardiache e la contrattilità miocardica influenzando la mobilità del calcio intracellulare ed ha un’attività antiinfiammatoria e un effetto vasodilatatorio.
Il magnesio ha anche un effetto anticoagulante perché riduce l’attivazione, adesione e aggregazione piastrinica tramite la modulazione dell’espressione delle glicoproteine di superficie, ed un potente effetto vasodilatatore.
L’ipomagnesemia è stata proposta come causa di aritmia, in particolare in combinazione in presenza di stress e alcolismo. Tuttavia, il successo del trattamento dipende fortemente dal tipo di aritmia.

Ma… in che cibi lo trovo?

Cibi ricchi di magnesio sono: crusca di frumento, quinoa, germe di grano, farina di frumento, riso venere, pasta di semola, mais, farro, frutta secca, legumi, Grana Padano, sardine, vongole, spinaci e bieta...

Quanto dovrei assumerne?

Gli esperti dell’EFSA hanno un fissato un’AI per il magnesio di 350 mg al giorno per gli uomini e di 300 mg al giorno per le donne. Per i bambini, l’AI è compresa tra 170 e 300 mg al giorno, a seconda dell’età.

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FONTI

P.Fatuzzo, L. Zanoli, V. Scollo, G. Portale, A. Gaudio, A. Pani, A. Granata; Review, UPDATE on magnesium metabolism; Giornale italiano di nefrologia

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