Vi è mai capitato di aprire un libro, magari un po’ datato, e di trovare queste strane macchie sulle pagine, accompagnate da un caratteristico odore “di vecchio”? Magari vi siete chiesti cosa sono….

Vi sorprende sapere che i responsabili potrebbero essere funghi??

Ebbene sì, i funghi, microrganismi in grado di tollerare ed adattarsi a qualsiasi condizione sia climatica che ambientale, non risparmiano nemmeno i libri in biblioteca.

Questo fenomeno è denominato “foxing” e si manifesta su materiali cartacei con un insieme
di macchie di varie forme e dimensioni, di un colore paragonabile al pelo di una volpe
(da cui il nome).

La teoria del foxing venne proposta e formulata da Sée nel 1917, poi confermata nel 1935 sulla
base delle prime immagini ottenute al microscopio elettronico (SEM) che mostravano
la presenza di ife fungine all’interno delle fibre cellulosiche di carte da stampa antiche.

Più recentemente, Florian (1996), tramite microscopia ottica osservò che la causa iniziale del foxing era un
gruppo di conidi separati che si erano depositati sulla superficie della carta prima della
stampa ed erano germinati in situ durante la lenta asciugatura della carta.

Esempio di foxing su carta osservato sotto luce visibile e sotto luce UV

Da cosa è causato?

Malgrado il rilevante numero di studi sulla questione, non è ancora noto il preciso
meccanismo di attacco da parte dei funghi e la conseguente formazione di macchie.

Ciò nonostante, è noto che la carta sia formate prevalentemente da cellulosa, un polimero di origine vegetale costituito da più unità di glucosio condensate da legami β-1,4-O-glicosidici. I funghi (in particolare Ascomiceti e Deuteromiceti come Chaetomium) sono in grado di scindere questi legami grazie a degli specifici enzimi, le cellulasi; inoltre sono in grado di nutrirsi anche di emicellulosa, lignina ed altre sostanze che potrebbero trovarsi sulla carta perchè impiegate nella sua conservazione e lavorazione, come resine, collanti (es. caseina), sbiancanti, inchiostri.

Secondo Florian sarebbe la produzione di metaboliti (come enzimi, amminoacidi, pigmenti, proteine, ecc.) e l’autossidazione dei lipidi costituenti il fungo a causare la comparsa dei tipici aloni giallognoli e bruno-rossastri tipici del foxing. L’autossidazione formerebbe radicali liberi e
perossidi che alterano le proteine della struttura fungina stessa, che andrebbero poi a
macchiare la carta.

Sicuramente il fenomeno è favorito in ambienti molto umidi; la carta è un materiale altamente sensibile ed igroscopico (assorbe l’acqua dall’atmosfera) ed i funghi sono grandi amanti dell’umidità.

Diverse specie fungine sono state ritenute responsabili di questo fenomeno, come
Aspergillus penicilloides and Eurotium herbariorum ma tutt’oggi non possiamo affermare con assoluta certezza che i microrganismi siano gli unici responsabili.

Secondo altre teorie infatti, il foxing è dovuto alla presenza di metalli di
transizione, come rame e ferro, che possono essere presenti sia come
impurità nella carta stessa che nell’aria e che possono dar luogo a reazioni di ossidazione favorite da altri composti presenti nella carta e, anche stavolta dall’umidità, visto che molte impurità metalliche provengono dall’acqua.

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“Se non lo sapevi…. beh, ora lo sai!”

La tua biologa

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