Nel tumore al seno metastatico trastuzumab deruxtecan si è dimostrato più efficace della chemioterapia. Un risultato storico presentato ad ASCO.

Più anticorpi coniugati meno chemioterapia. Questo è ciò che sta accadendo nel trattamento del tumore al seno metastatico. Nello studio DESTINY-Breast06presentato a Chicago al congresso dell’American Society of Clinical Oncology, l’utilizzo di trastuzumab deruxtecan dopo la terapia ormonale si è dimostrato utile nel migliorare la sopravvivenza libera da progressione (il tempo che intercorre tra il trattamento e la ripresa della malattia) e nel ridurre il rischio di progressione e morte rispetto alla chemioterapia. Un risultato storico destinato a cambiare la pratica clinica.

IL RUOLO DEI RECETTORI NEL TUMORE AL SENO

Una delle caratteristiche principali per “catalogare” i diversi tipi di tumore al seno è la presenza o meno di recettori ormonali sulla superficie delle cellule tumorali. Ed è così che i tumori al seno vengono classificati in HR+ o HR- proprio in base a questa caratteristica. Quelli HR+ rappresentano circa il 70% di tutte le forme tumorali. In questo gruppo però si possono distinguere due sottotipi, i tumori HER2+ e HER2-negativo. La presenza o meno di questi recettori è quella che orienta le terapie, specialmente quando il tumore è metastatico.

L’UTILIZZO DEGLI ANTICORPI CONIUGATI

«Nel tumore della mammella metastatico positivo per i recettori ormonali -spiega Giuseppe Curigliano, direttore della Divisione Sviluppo di Nuovi Farmaci per Terapie Innovative all’Istituto Europeo di Oncologia di Milano e coordinatore del trial DESTINY-Breast06- dopo la terapia endocrina nelle fasi iniziali lo standard di cura è la chemioterapia, un approccio che presenta benefici molto limitati». Fortunatamente da qualche anno sono stati sviluppati nuovi farmaci che stanno cambiando la storia del trattamento del tumore al seno. Stiamo parlando degli anticorpi coniugati, farmaci composti da un anticorpo in grado di riconoscere i recettori ormonali coniugati a molecole di chemioterapico capaci di penetrare nella cellula tumorale bloccandone la replicazione. Uno di questi è trastuzumab deruxtecan, molecola capace di agire sui recettori HER2.

LO STUDIO

Nell’analisi presentata quest’anno ad ASCO i ricercatori si sono spinti oltre. Ad oggi trastuzumab deruxtecan viene utilizzato nel tumore al seno metastatico come seconda linea di trattamento dopo la chemioterapia. Nello studio DESTINY-Breast06 gli autori hanno voluto valutare l’utilizzo dell’anticorpo coniugato subito dopo la terapia endocrina senza passare per un trattamento chemioterapico. I risultati sono stati straordinari. «Nello studio le pazienti con tumore della mammella metastatico HR+, HER2-low e HER2-ultralow, trattati con trastuzumab deruxtecan, hanno vissuto più a lungo, senza progressione o peggioramento della malattia rispetto alla chemioterapia standard. Risultati che rappresentano un potenziale cambiamento nel modo di classificare e trattare il tumore del seno metastatico, poiché abbiamo la possibilità di utilizzare trastuzumab deruxtecan precocemente nel trattamento del tumore del seno metastatico HR+ e di impiegarlo in una nuova popolazione di pazienti con malattia metastatica, che precedentemente non ha potuto beneficiare di un farmaco mirato dopo la terapia endocrina» ha concluso Curigliano. Un risultato che non potrà non cambiare la pratica clinica.

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Fonti

Curigliano, G., Hu, X., Dent, R. A., Yonemori, K., Barrios Sr, C. H., O’Shaughnessy, J., … & Bardia, A. (2024). Trastuzumab deruxtecan (T-DXd) vs physician’s choice of chemotherapy (TPC) in patients (pts) with hormone receptor-positive (HR+), human epidermal growth factor receptor 2 (HER2)-low or HER2-ultralow metastatic breast cancer (mBC) with prior endocrine therapy (ET): Primary results from DESTINY-Breast06 (DB-06).

https://www.fondazioneveronesi.it

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