Ultimamente si è sentito parlare di PFAS e di come, in Veneto, ci siano aree estremamente contaminate da queste sostanze. Ma cosa sono?

Le sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) sono un ampio gruppo di oltre 4700 sostanze chimiche caratterizzate dalla presenza di legami molto forti tra atomi di fluoro e carbonio.

A causa delle loro peculiari caratteristiche fisiche e chimiche sono state prodotte e utilizzate in diversi processi industriali e prodotti in tutto il mondo a partire dagli anni ’40. I legami C-F rendono queste sostanze molto stabili anche ad alte temperature. Inoltre le porzioni di perfluorocarburi nei PFAS sono sia idrofobiche che oleofobiche, dunque molti PFAS non sono affini né all’acqua né agli oli e ciò li rende efficaci tensioattivi o protettori delle superfici. Sono sostanze molto costose da produrre (ad esempio, i fluorotensioattivi sono 100-1000 volte più costosi dei tensioattivi idrocarburici convenzionali) e pertanto sono spesso utilizzati quando altre sostanze non sono in grado di fornire le prestazioni richieste, o quando i PFAS possono essere utilizzati in quantità molto più piccole rispetto ad una sostanza chimica non fluorurata.

Li troviamo, ad esempio:

– nella placcatura di metalli;

– superfici interne delle pentole per conferire proprietà antiaderenti;

– detergenti, lucidanti per pavimenti e vernici al lattice, emulsionanti, tensioattivi o agenti umettanti;

– tessuti, rivestimenti, tappeti e pelle perchè conferiscono resistenza all’acqua, all’olio e alle macchie;

– in alcuni articoli medicali per impianti/protesi mediche;

– nella produzione di cavi e cablaggi, grazie alla bassa infiammabilità;

Perché sono pericolosi?

Per via della stabilità conferitegli dal doppio legame C-F, i PFAS sono estremamente persistenti nell’ambiente. Il bioaccumulo varia in base alla loro struttura chimica e differisce tra gli organismi bersaglio.

In generale, i PFAS a catena lunga vengono escreti più lentamente rispetto ai PFAS a catena corta; tuttavia, la loro emivita è influenzata anche da altre caratteristiche chimiche e differenze interspecie. Negli animali non vengono metabolizzati e vengono eliminati principalmente per escrezione renale.

La “zona rossa” in Veneto

In una vasta area compresa tra le provincie di Vicenza, Verona e Padova, si è consumato negli anni a partire dal 1965 uno dei maggiori episodi di contaminazione ambientale da sostanze perfluoroalchiliche.

Per decenni, i residenti di questo vasto territorio della Regione Veneto sono stati inavvertitamente esposti ad acqua potabile contenente alte concentrazioni di PFAS. Attraverso l’acquedotto pubblico, le acque sotterranee contaminate sono state fornite a circa 140.000 persone. La contaminazione è uno dei più grandi casi di elevata esposizione residenziale ai PFAS mai riportati, e assomiglia per origine, estensione e caratteristiche a quella che si è verificata nella Mid-Ohio Valley, negli Stati Uniti. In entrambi i casi, i PFAS rilasciati da un impianto chimico si sono diffusi nell’ambiente principalmente attraverso l’acqua, che ha agito come principale fonte di esposizione per la popolazione locale.

Si ritiene che l’impianto di Trissino abbia prodotto per il periodo 2001-2014  ben 250 tonnellate all’anno di PFOA e 88 tonnellate di PFOS nel periodo 2001-2011. Nel periodo 2013-2016, l’impianto ha prodotto principalmente congeneri PFAS a catena corta con quattro-sei atomi di carbonio, con una produzione complessiva di­­­­­­ 100 tonnellate all’anno. L’impianto è stato infine chiuso nel 2018.

In uno studio del 2020 sono stati analizzati i campioni sierici di oltre 18.000 soggetti di età compresa tra 14 e 39 anni che erano stati esposti ad acqua potabile contaminata da PFAS. I risultati hanno evidenziato  concentrazioni sieriche di PFOA più elevate rispetto ad altre popolazioni.

Un grosso rischio per la salute.

Rispetto ai roditori e ai primati non umani, gli esseri umani hanno una capacità molto scarsa di espellere i PFAS, soprattutto l’acido perfluoroesanosolfonico (PFHxS), acido perfluoroottanoico (PFOA) e acido perfluoroottansolfonico (PFOS); nel 2007 l’emivita media per questi composti nei lavoratori esposti venne stimata in circa 8 anni, 4 anni e 5 anni rispettivamente.

In uno studio pubblicato nel maggio 2017 sono stati confrontati i tassi di mortalità per alcune malattie tra abitanti dei comuni contaminati e quelli non contaminati. I comuni erano caratterizzati da status socioeconomico e abitudini di fumo simili. Nei comuni contaminati in entrambi i sessi sono stati rilevati tassi di incidenza statisticamente significativi per tutte le cause di mortalità: diabete, malattie cerebrovascolari, infarto del miocardio e morbo di Alzheimer. Nelle femmine, tassi di incidenza significativamente superiori sono stati osservati anche per il cancro del rene e della mammella e per il morbo di Parkinson. Un aumento del rischio, anche se non statisticamente significativo, è stato osservato per il cancro della vescica in entrambi i sessi e per il cancro ai testicoli, il cancro al pancreas e la leucemia solo nei maschi.

Per quanto servano ulteriori analisi, i dati esistenti e le attuali ricerche non premettono nulla di buono; dai danni alla tiroide al cancro, le conseguenze sulla salute possono essere deleterie.

Considerato l’elevato impatto di questa emergenza ambientale e sanitaria, i livelli di PFAS nella Regione Veneto sono costantemente monitorati nelle acque dolci interne dall’Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione dell’Ambiente del Veneto. Nonostante ciò però non sono ancora stati adottati provvedimenti risolutori che consisterebbero, a mio avviso, nella chiusura delle industrie inquinanti e, con uno sguardo a lungo termine, nella sostituzione di queste sostanze con altre che abbiano un minore impatto sull’ambiente e sulla salute.

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FONTI

Pitter, Gisella, et al. “Serum levels of perfluoroalkyl substances (PFAS) in adolescents and young adults exposed to contaminated drinking water in the Veneto region, Italy: a cross-sectional study based on a health surveillance program.” Environmental health perspectives 128.2 (2020): 027007.

Mastrantonio, Marina, et al. “Drinking water contamination from perfluoroalkyl substances (PFAS): an ecological mortality study in the Veneto Region, Italy.” The European Journal of Public Health 28.1 (2018): 180-185.

Zamboni, Michela, et al. “Sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) negli alimenti dell’area rossa del Veneto.” Epidemiol Prev 45.5 (2021): 387-394.

Morganti, Michelangelo, et al. “Exposure assessment of PFAS‐contaminated sites using avian eggs as a biomonitoring tool: A frame of reference and a case study in the Po River valley (Northern Italy).” Integrated environmental assessment and management 17.4 (2021): 733-745.

Zangrando, Roberta, et al. “Poly-and Perfluorinated Alkyl Substances in the Atmospheric Aerosol From a Rural Area of the Italian PFAS Hotspot (Veneto Region).” Atti del XVIII International Conference on Chemistry and the Environment. Università Ca’Foscari Venezia, 2023.

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